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sabato 8 marzo 2014

Torce umane in Tibet

LA PIAZZA DOVE SI SVOLGERA' LA MANIFESTAZIONE DEL 9 MARZO E' PIAZZA FARNESE A ROMA.

PROGRAMMA DI MASSIMA DELLA MANIFESTAZIONE PER IL TIBET IN OCCASIONE DEL 55° ANNIVERSARIO DELL’INSURREZIONE DI LHASA 10 MARZO 1959
ROMA - DOMENICA 9 MARZO
PIAZZA FARNESE ORE 15:00
15:00 - INIZIO RADUNO IN PIAZZA FARNESE 15:30 - SPEAKER SALUTA E INTRODUCE L’INNO NAZIONALE TIBETANO
 15:35 - SPEAKER LEGGE ELENCO ADESIONI ALLA MANIFESTAZIONE ED EVENTUALI MESSAGGI, INTRODUCE IL GRUPPO MUSICALE dei RANGZEN
 15:40 - 1° INTERVENTO MUSICALE dei RANGZEN- 1) “THE SECRET OF LIFE”- 2) “GO MAN GO” (o altro brano) 3) “TIBET WILL BE FREE”
 15:55- SPEAKER DA’ LA PAROLA AI RELATORI- Interventi istituzionali e politici (IL TUTTO PER 50 MINUTI): 1. NYIMA DONDHUP pres.Comunità Tibetana in Italia 2. CLAUDIO CARDELLI pres. Ass. Italia Tibet 3. GIACOMO FIDELIBUS- giornalista esperto di economia internazionale e geopolitica 4. RITA BERNARDINI – Partito radicale. 5. Un LAMA indicato dalla Comunità Tibetana in Italia.
 16:45 - 2° INTERVENTO MUSICALE SPEAKER PRESENTA FRIDA NERI che canta: “DI PORPORA E NEVE” I RANZGEN eseguono: 1) “CHINA” 2) “MY LANGUAGE IS MY NATION” (con Frida Neri e pubblico - coro Om Mani Padme Hum)
17:10 - PREGHIERA COLLETTIVA PER GLI IMMOLATI GUIDATA DAI MONACI DEL SAMANTABHADRA E ALTRI CENTRI BUDDHISTI ITALIANI
17:20 - TEATRO DI STRADA - RAPPRESENTAZIONE DELLE IMMOLAZIONI QUANDO GLI ATTORI SONO DISTESI IN TERRA UNA VOCE FUORI CAMPO SPIEGA PER 3 MINUTI IL SIGNIFICATO NON VIOLENTO IN SENSO BUDDHISTA DELL’AUTOIMMOLAZIONE
17:40 – CANZONE DELL’UNITA’ “LONG SHO”
17:45 INGRESSO TOTEM “MADE IN CHINA” - EVENTO FINALE SALUTI E CHIUSURA CON I RANGZEN E FRIDA NERI CHE CANTANO INSIEME “IMAGINE” O “GIVE PEACE A CHANCE”

(PER VEDERE IL VIDEO SARETE REINDIRIZZATI SU VIMEO) Ratu Ngawang: We Must Never Forget March 10 from Kefiblog on Vimeo.

domenica 26 maggio 2013

Abbraccio al Tibet




Riporto la simpatica descrizione fatta da Laura su come è nata l'idea di questo evento che mi vede coinvolto in prima persona.

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Durante il viaggio che ci conduceva a casa dell’amica Laura nel Mugello per trascorrere un capodanno davvero speciale, condividemmo con l’amico Fabio, le sue preziose esperienze di mostre fotografiche realizzate più volte a Firenze a seguito del suo bel viaggio in Tibet.
Così maturò in me il desiderio e la volontà di occuparmi dell’organizzazione di un altro evento simile, mettendo in gioco e a servizio questa mia qualifica svolta ampiamente negli anni di lavoro ai vari Teatri di Livorno e per passione e che potesse manifestare concretamente, insieme ad un sapore culturale, un atto solidale e un momento di piacevole aggregazione sociale. Quindi una serie di eventi sincronici, non affatto casuali: il coinvolgimento di un’associazione culturale di sesto, dove un amica socia ha viaggiato ed amato il Tibet, la riunione dell’Associazione Italia/Tibet al Centro Ewam, dove a febbraio partecipammo con Fabio, da lì il mio contatto con il Presidente dell’Associazione e il suo SI, per noi graditissimo, della Sua presenza e intervento all’evento. E poi il contatto con Paolo del Centro Ewam ( che però forse ha impegni improrogabili di lavoro), il SI dell’Assessore alla Cultura di SestoIdee, il SI del terapista Enrico Cheli, cui lo stesso Fabio conobbe, partecipando con piacere ad un suo evento, e il mio incontro con Sithar, un amico tibetano, bravissimo in cucina! Insomma, tutta la nostra energia del NOI e quella della “vita consenziente” si è direzionata, come un dolce vento caldo, verso la realizzazione, a breve, di questa giornata: un piccolo gesto di solidarietà verso questo popolo oppresso da così tanti anni, impregnato di una cultura incredibilmente affascinante e antichissima, al quale dedichiamo con gioia e speriamo con sentita partecipazione, questo nostro comune impegno. (Laura Faucci)

sabato 25 maggio 2013

Sette giorni in Tibet: video report da Lhasa

(dal sito dell' Associazione Italia-Tibet)
22 maggio 2013. Entrato in Tibet con un visto di sette giorni, Cyril Payen, corrispondente dell’emittente francese France 24, è recentemente riuscito ad arrivare a Lhasa e a documentare in un breve filmato alcuni momenti della vita di tutti i giorni nella capitale tibetana e a scambiare alcune battute con due tibetani. Alcune immagini mostrano l’area attorno al Barkhor e i lavori in corso per la realizzazione del centro commerciale. Proponiamo ai lettori, assieme al video, la traduzione dell’audio del filmato.

Il filmato, della durata di circa quattro minuti, al sito di France 24 (link esterno clicca qui):

  L’audio:
Otto mesi per ottenere il visto e quarantotto ore di treno: questo è il tempo che ci è voluto per entrare in Tibet. Viaggiando per 3600 chilometri, a un’altezza di 4000 metri, abbiamo raggiunto Lhasa assieme ai 2500 turisti e migranti cinesi che ogni giorno entrano nella città degli dei. Dalla rivolta del 2008, le autorità cinesi hanno imposto a Lhasa severe limitazioni all’ingresso dei turisti stranieri, i giornalisti sono messi al bando. Quando arrivi a Lhasa è come entrare in un mondo di sorveglianza Orwelliana, come in una città sotto occupazione, con migliaia di militari, le telecamere della CCTV, le ispezioni di polizia, le perquisizioni. Questa è la vita di tutti i giorni per i tibetani. Nonostante i gravi rischi, due attivisti tibetani hanno accettato di incontrarmi in un mercato affollato per qualche scambio di battute.
Payen, rivolto a una tibetana: Pensi di avere libertà qui?
Risposta: No, no, oggi non abbiamo né libertà né diritti umani. Credo nel Buddismo, considero il Dalai Lama come il nostro sole, ma non possiamo dirlo perché se lo diciamo saremo messi in carcere.
In prigione o fuori, ci si chiede se questo possa fare la differenza per questi tibetani e per un’antica cultura nel cuore dell’Himalaya. Questo luogo (cammina nell’area del Barkhor) è uno dei più sacri del Tibet, è il cuore spirituale del paese, il monastero del Jokhang. Per secoli i pellegrini si sono riuniti qui. Adesso il governo cinese sta costruendo in quest’area un centro commerciale completato da un parcheggio sotterraneo. Fu qui che un anno fa, per la prima volta nella capitale, due ex monaci si dettero fuoco come estremo atto di resistenza. Negli ultimi tre anni in Tibet ci sono state 127 immolazioni, tutte in segno di protesta contro la politica cinese.
Il sacro è ovunque in Tibet e i monaci, nella società, sono considerati le massime autorità. Ed è per questo che sono nel mirino del governo cinese che vorrebbe confinarli in un ruolo puramente di facciata.
Payen, rivolto a un tibetano: Cosa pensi dei cambiamenti a Lhasa?
Risposta: Non è consigliabile andare in giro, dimostrare, ci sono molti controlli e perquisizioni.
Cinquant’anni fa i monaci costituivano il 30% della popolazione maschile tibetana, oggi sono soltanto 30.000.
Un monaco tibetano: Tutto ciò che vogliono è portare i turisti cinesi nei nostri templi e il danaro è per il governo, non per i tibetani.
Oltre al proposito di raggiungere, entro l’anno, il numero di dieci milioni di turisti, la Cina ha altre nascoste ambizioni riguardo al Tibet. Ambizioni più cinesi che tibetane che prevedono l’arrivo di decine di migliaia di migranti da tutta la Cina.
Un cinese: Ho lavorato a Lhasa per tre anni, nel settore delle costruzioni…
Payen: E perché sei qui, nel tempio?
Cinese: Non si può mai dire…
E’ difficile prevedere cosa sarà il Tibet tra dieci anni dal momento che subisce una dura repressione, l’assimilazione culturale e l’occupazione militare. L’unica certezza è che il Tibet è l’ombra di quello che era una volta.

Segue un’intervista a Nicholas Baquelin, rappresentante di Human Rights Watch a Hong Kong, della quale diamo un breve riassunto.
Rispondendo alle domande rivoltegli dallo studio, Baquelin afferma che, dopo le manifestazioni pacifiche dei tibetani, la Cina vuole sradicare totalmente ogni supporto al Dalai Lama. Oggi i tibetani si trovano a dover affrontare questo problema: subire la repressione per raggiungere uno scopo altamente improbabile. Ora i cinesi, piuttosto che sradicarla, stanno cercando di rimodellare la cultura tibetana in modo da renderla inoffensiva per lo stato. Del resto, anche alcuni tibetani desiderano la modernizzazione del paese, ma è un equilibrio difficile da stabilire, la cultura tradizionale è sul punto di essere annientata. Americani e francesi hanno cercato di modernizzare il Vietnam e l’Algeria e gli stessi cinesi stanno investendo molto denaro in Tibet. Ma i tibetani vogliono la libertà, non solo il progresso economico. Tra le nazioni europee vi è un’assoluta mancanza di coordinamento circa il problema del Tibet. Sarkosy e la Merkel hanno in contrato il Dalai Lama ma lo hanno fatto dietro pressioni sia interne sia internazionali e per il governo cinese è stato facile porre in atto una sorte di ricatto nei loro confronti. Sarebbe necessario un coordinamento tra gli stati europei. Ovviamente nessun governo vuole che gli sia detto chi deve o non deve incontrare e, d’altro canto, è impossibile affrontare in modo razionale con la Cina il problema del Tibet. Non resta che caldeggiare un dialogo diretto tra la Cina e i tibetani.
(Fonte: France24.com)

venerdì 24 maggio 2013

La distruzione di Lhasa

“FERMIAMO LA DISTRUZIONE DI LHASA”: LA TESTIMONIANZA E L’APPELLO DELLA SCRITTRICE TIBETANA WOESER.


13 maggio 2013. Secondo quanto previsto da un nuovo piano regolatore approvato dalle autorità cinesi, quello che resta delle tradizionali abitazioni tibetane della città di Lhasa sarà demolito per fare posto a un grande centro commerciale destinato a trasformare l’antica capitale del Tibet in una città turistica simile a Lijiang, lo “Shangri-La” della provincia dello Yunnan. Il progetto, già in fase di realizzazione (nelle foto) prevede la distruzione dell’area attorno al tempio del Jokhang e a quello di Ramoche.
Da Pechino, dove attualmente risiede, la scrittrice e blogger tibetana Woeser ha lanciato all’UNESCO e alle istituzioni di tutto il mondo un disperato appello affinché Lhasa sia risparmiata da una “spaventosa modernizzazione”, “un imperdonabile e incalcolabile crimine contro l’antica città, la cultura umana e l’ambiente”. In una petizione pubblicata su Wiebo, la rete cinese, all’inizio del corrente mese e prontamente censurata dalle autorità, la scrittrice ha denunciato il progetto della costruzione di un centro commerciale nel cuore della città vecchia, progetto che comporterebbe la totale distruzione dell’area del Barkhor, attorno al più sacro dei templi di Lhasa, il Jokhang. Una volta completato, il “Barkhor Shopping Mall” coprirà un’area di 150.000 metri quadrati e sarà in grado di ospitare, nel suo parcheggio sotterraneo, oltre 1000 automobili. I venditori ambulanti troveranno posto all’interno del centro commerciale e gli abitanti dei quartieri demoliti saranno trasferiti nella contea di Toluing Dechen, alla periferia occidentale di Lhasa. Se accetteranno la nuova sistemazione in tempi brevi, saranno risarciti con un compenso in danaro tra i 20.000 e 30.000 remibi.
Nel suo appello, Woeser afferma che la distruzione di Lhasa, le cui parti più antiche risalgono al VII secolo, coinvolgerà anche altre zone della città vecchia, compresa l’area di fronte al tempio di Ramoche dove saranno aperte ampie piazze. “La Città Vecchia non sarà più la stessa”, dice Woeser, “le sue strade non vedranno più i pellegrini compiere le circumambulazioni, le prostrazioni e accendere le lampade a burro”. E tutto questo non solo per motivi puramente economici: considerando attentamente il progetto, si nota l’intenzione sia di distruggere ciò che resta della vecchia Lhasa sia di evacuare completamente i venditori ambulanti dalle strade del Barkhor. La scrittrice tibetana nota che uno sconvolgimento urbanistico del tutto simile è già stato attuato in due altre città: Lijiang, nello Yunnan e Hunan, trasformate dalle autorità cinesi in moderne città turistiche. Dopo la ricostruzione, Lijiang è stata ribattezzata “Shangri-La” allo scopo di attrarre il maggior numero di turisti in un’operazione che Woeser definisce di “turismo coloniale”.
Nella lettera “La nostra Lhasa è sull’orlo della distruzione, salvate Lhasa!”indirizzata all’UNESCO e a tutte le maggiori organizzazioni mondiali a difesa dell’ambiente, Woeser chiede di fermare il disastroso progetto cinese e dalla minaccia senza precedenti che in questo momento grava sulla città. La traduzione in lingua inglese dell’appello al sito:
(Fonti: Phayul – Tibet Post)
FIRMA QUI L'APPELLO
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A sentire queste notizie mi piange il cuore. Sono stato a Lhasa 6 anni fa ed il Barkhor era l'unico quartiere dove ancora si respirava aria tibetana. Il Jokhang è il cuore del Buddismo tibetano ed è circondato dall'anello percorso incessantemente dai pellegrini tibetani, con tutte le bancarelle piene di oggetti più o meno utili, dove ho comprato un mulino di preghiere. Mi ricordo che il venditore mi ha regalato la rotellina di ricambio per quando mi si consumava quella in dotazione. Ai tibetani stanno togliendo la loro terra, la religione, le tradizioni, la vita che sono un patrimonio dell'umanità intera. E' una storia millenaria, un angolo del pianeta unico e irripetibile. E' ovvio che non è un problema di modernità; chi è stato a Lhasa sa benissimo che non ci sono problemi di traffico o parcheggio e che non è necessario costruire un centro commerciale nel cuore storico della città. So che niente e nessuno riuscirà a fermare il governo cinese dai loro intenti e questo mi riempie di tristezza.
Pubblico due foto scattate a Lhasa nel 2007.

Foto @Archetto, Tibet, 2007 (riproduzione vietata)



domenica 18 novembre 2012

Asia Onlus e la scuola di Golok


ASIA-Onlus lancia dunque una nuova sfida, quella di mandare a scuola entro la fine dell'anno 500 bambine tibetane attraverso il nostro progetto di sostegno a distanza (http://www.asia-onlus.org) Nella scuola delle bambine di Golok, visitata dall'attore, scrittore e alpinista Giuseppe Cederna (autore del video) sono 300 le bambine che hanno bisogno di un genitore a distanza che le accompagni negli studi.
La scuola delle bambine di Golok. Nel 1996 Jigmed Gyaltsen, monaco del famoso Monastero di Ragya situato nella prefettura di Golok, ad un'altitudine di 4.200 metri sull'altopiano a sud est della provincia cinese del Qinghai, ha realizzato una scuola dove i bambini possono apprendere le antiche tradizioni religiose e le nuove discipline moderne. Purtroppo però questa scuola non può essere frequentata dalle bambine perché si trova sul terreno del Monastero di Ragya.
Per risolvere questo problema e garantire così le stesse opportunità di istruzione alle bambine, in un'area molto povera, dove più del 70% delle donne è analfabeta, Asia-Onlus ha realizzato una scuola provvista di due uffici, dormitori, servizi igienici, una cucina, il refettorio e le aule per le lezioni.
La Scuola di Golok offre oggi circa 550 bambine l'opportunità di conseguire un adeguato livello di istruzione vivendo in condizioni dignitose. Con il sostegno a distanza provvediamo a coprire tutti i costi necessari al loro mantenimento: materiale didattico, vitto, alloggio, assistenza sanitaria di base, vestiario.
(dal sito di Repubblica, clicca qui)

lunedì 1 febbraio 2010

Blues for Tibet


"Nello stesso spirito che ha accompagnato il mio percorso creativo finalizzato a mantenere viva nell'opinione pubblica la sensibilità nei confronti dell'emarginazione, specie per tutto ciò che riguarda i bambini, anche questo lavoro propone immagini di una precisa realtà che ha ispirato suoni ed atmosfere ricchi di poesia e suggestione. Il Tibet ed il Nepal, terre di fascino e magia, spazi di grande respiro e silenzio, culle di spiritualità e tradizioni millenarie, fonti di ispirazione per questo lavoro artistico, sono soggette, nel quotidiano, ad una trasformazione sociale e culturale estranea alla propria evoluzione naturale". (Maurizio dell'Olio)

sabato 19 aprile 2008

Time for Peace in Tibet

Ricevo e pubblico

Dear Fabio,
Nearly everyday a new story of brutality in Tibet surfaces as the Tibetan people of Tibet stand up for their rights. Chinese soldiers and police continue to arrest, interrogate and torture Tibetans, including Buddhist monks and nuns.
We know just last week eight Tibetans were killed in eastern Tibet after police fired into a crowd of several hundreds monks and laypeople protesting the “patriotic education” by the Chinese government as they visit Buddhist monasteries and demand monks to denounce the Dalai Lama. As the reports of arrests, torture, and the deaths of Tibetans grow, we are working tirelessly to put pressure on China to show restraint in their reaction to the protests. And, we need your help! Will you please help us and send a letter to President Bush urging him to put pressure on China? Take Action NOW!
We are asking President Bush to take a stand for the Tibetan people and not attend the opening ceremony of the 2008 Olympics.
For more than 50 years the Tibetans have suffered at the hands of the Chinese government. Today a climate of fear pervades Tibet. As the Tibetans stand up to China, the Chinese authorities have stepped of their campaign demanding the Tibetans denounce the Dalai Lama leading to increased resentment creating a viscous cycle.
It’s time the violence and intimidations tactics stop. The Chinese government must resolve this conflict peacefully and begins a dialogue with the Dalai Lama. Take Action!
Your voice is essential. We must keep the pressure on world leaders and ensure we know the truth inside Tibet. Tourists have been asked to leave. Journalists have been forced out of Tibet leaving China without witnesses to their strong-armed and deadly tactics.
Call for Peace in Tibet. Send your letter to President Bush!
Thank you for your support,

John Ackerly
President International Campaign for Tibet
1825 Jefferson Place, NW, Washington, DC 20036
http://www.savetibet.org/ http://www.dalailamadc.org/ http://www.racefortibet.org/

sabato 5 aprile 2008

Appello per il TIBET

Pubblico la mail che ho ricevuto dall'Associazione Italia-Tibet con l'appello da inviare al CONI in vista della riunione fissata per la prossima settimana.

Caro amico, cara amica, tra pochi giorni (dal 7 al 9 aprile) l'Esecutivo del Comitato Olimpico Internazionale si riunirà a Pechino. Saranno presenti i rappresentanti dei Comitati Olimpici di tutte le nazioni presenti ai Giochi del prossimo agosto. Aderendo alla campagna internazionale lanciata in questi giorni da ITSN (coordinamento mondiale di tutti i Tibet Support Group http://actionmetwork.org/campaign/torch_out_of_tibet ), ti invitiamo a copiare e spedire via fax alla dirigenza del CONI l'appello sotto riportato nel quale chiediamo al comitato olimpico ialiano (Coni) di battersi affinché il Tibet sia escluso dal percorso della staffetta olimpica. Ti ringraziamo per la collaborazione,
Associazione Italia-Tibet
Invia al FAX: 06.36857697 (insisti perché saremo in tanti)

<==== Testo da inviare ====>

Al Presidente del CONI
Giovanni Petrucci

Ai membri del CIO
Franco Carraro
Mario Pescante
Ottavio Cinquanta
Manuela di Centa
Francesco Ricci Bitti

Egregio Presidente, egregi Membri del CIO,

sono fortemente preoccupato e sgomento di fronte alla decisione del Comitato Olimpico Internazionale e degli organizzatori dei Giochi di Pechino 2008 di persistere nella scelta di far transitare la fiaccola olimpica attraverso il Tibet malgrado le recenti manifestazioni di protesta e le conseguenti repressioni militari tuttora in corso nell’intero territorio tibetano.

Le ultime notizie riferiscono che, dal 10 marzo 2008, le autorità cinesi hanno arrestato centinaia di tibetani. I morti accertati sono 140. È impensabile che la fiaccola olimpica possa trionfalmente passare attraverso il Tibet in un momento in cui l’intera regione è chiusa e presidiata dall’esercito e la popolazione subisce la più brutale repressione. Inoltre, il passaggio della fiaccola attraverso il Tibet, in questo clima di forte tensione, sarebbe una provocazione destinata a suscitare una nuova ondata di proteste alle quali le autorità cinesi risponderebbero con la forza, innescando una nuova ondata di arresti, torture e perdite di vite umane.

Dal 10 marzo, più di un milione e mezzo di persone si sono mobilitate a sostegno del Tibet. I cittadini di tutto il mondo si aspettano che i Comitati Olimpici delle nazioni che parteciperanno ai Giochi si adoperino affinché, in occasione delle prossime Olimpiadi, i valori sanciti dalla Carta Olimpica non siano irreparabilmente offuscati. In vista dei lavori dell’Esecutivo del Comitato Olimpico Internazionale, che si riunirà a Pechino dal 7 al 9 aprile 2008, invito quindi la dirigenza del CONI e i suoi Membri presso il Comitato Olimpico Internazionale a battersi affinché tutte le aree tibetane, inclusa la Regione Autonoma Tibetana e le aree di etnia tibetana del Quinghai, del Sichuan, dello Yunnan e del Gansu siano escluse dal percorso della staffetta olimpica di Pechino 2008.

Confidando nell’accoglimento della nostra richiesta, formulo i migliori auguri di buon lavoro,

Firma
data

By Associazione Italia Tibet http://www.italiatibet.org/

domenica 16 marzo 2008

Free Tibet









Aggiungo due cose.

1) Sono schifato ancora una volta da questo papa che preferisce fare affari (di anime) con la cina e non nominare nemmeno il genocidio tibetano.

2) ho aderito alla petizione di Reporters sans Frontieres. Fallo anche tu a questo link








sabato 15 marzo 2008

FERMIAMO LA CINA

Era da qualche giorno che provavo una certa inquietudine nel vedere le notizie che giungevano dal Tibet. Oggi mi si è stretto il cuore. La repressione cinese è scoppiata violentissima e già si parla di morti ed arresti. I luoghi visitati la scorsa estate, il sacro Jokhang, sono immortalati tra le fiamme delle macchine rovesciate. Le voci parlano di 2 morti, dei monasteri di Sera, Drepung e Ganden assediati. I monaci, quei monaci, picchiati. Il popolo tibetano, ed i buddisti in generale, sono considerati da tutti il simbolo del pacifismo. Il Dalai Lama (oceano di saggezza in tibetano) è stato insignito del Nobel per la Pace. Le immagini che ho davanti agli occhi sono di persone serene, tranquille, sempre pronte a sorridere, curiose della nostra presenza. Persone indifese, semplici, povere. Intorno a loro tanti militari e poliziotti cinesi. Avevamo notato la presenza di grandi caserme intorno ai principali monasteri ed avevamo intuito a cosa servivano. "A difendere i monaci" ci aveva detto la nostra guida tibetana. Ed aveva sorriso come sempre. Forse per l'imbarazzo di dover raccontare simili bugie. In Asia fanno così. Ho l'immagine dell'improvviso trambusto una sera lungo il Barkhor provocato da un gruppetto di tibetani che avevano creato un piccolo assembramento. La polizia si era subito mobilitata correndo e sgommando con le auto. Davanti al Jokhang. Per i tibetani è vietato riunirsi. E' vietato parlare del Dalai Lama ed avere sue immagini. E' vietato parlare del vero Panchen Lama, il più giovane prigioniero politico del mondo. Non possono ricevere stranieri in casa. Quando uscivamo da Lhasa la polizia ai check-point ci dava dei foglietti con il tempo di percorrenza sino al controllo successivo. "Per controllare la velocità" ci ha detto la guida con il solito sorriso. Questo era il Tibet "pacificato" dell'agosto scorso, saldamente sotto il controllo cinese! Ed ora come sarà? Tra le persone picchiate ed uccise ci sono anche queste? Dove sarà finito il sorriso di quei monaci, la dolcezza e la mitezza dei loro sguardi? Perchè dobbiamo assistere al genocidio di un popolo, di una cultura antichissima e piena di saggezza e fascino senza fare niente se non commuoverci e piangere lacrime di coccodrillo? Sabbiamo benissimo cosa sta succedendo e di chi è la colpa. E allora diamoci da fare. FERMIAMO LA CINA! Affermiamo il diritto del popolo tibetano a vivere nella propria terra secondo le proprie tradizioni e seguendo le convinzioni religiose, etiche e culturali che le sono proprie. Il diritto di scegliersi le proprie guide spirituali, di far tornare in patria il Dalai Lama. La libertà di espressione. Cose elementari in una democrazia ma non in Cina. BASTA. Diciamo basta alla Cina ed alle continue violazioni dei diritti umani. Fermiamo la violenza. Fermiamo la Cina.

link interessanti:
BBC news: speciale Tibet
Repubblica: intervista al Dalai Lama
Associazione Italia-Tibet

lunedì 25 febbraio 2008

Lunedì 10 marzo 2008, in occasione del 49° anniversario dell’insurrezione di Lhasa, si terrà a Roma, con partenza da Piazza Navona, alle ore 17.30 un corteo – fiaccolata. Con questa manifestazione i promotori chiedono:
La liberazione di tutti i reclusi nelle carceri e nei laogai cinesi e la liberazione del Panchen Lama, sequestrato dai cinesi nel 1995
Il rispetto dei Diritti Umani e dell’identità storica e culturale del popolo tibetano
I promotori sostengono inoltre il negoziato senza precondizioni tra il governo tibetano in esilio e Pechino e sostengono la Marcia Dharamsala –Lhasa organizzata dalle ONG tibetane per l’autodeterminazione .
(Fonte: www.italiatibet.org)

lunedì 19 novembre 2007

La mostra delle foto che ho scattato in Tibet




I commenti alla mostra di Scarperia:
Silvia ha scritto:Tra cielo e spiritualità è il titolo giusto. Bellissime foto, bellissimi luoghi. COmplimenti e spero di poterci presto andare.
Marco ha scritto: I miei complimenti per lo spirito d'osservazione. Bellissime foto.
Elena ha scritto: Bellissime foto. Complimenti.
Sergio ha scritto:Un luogo mangifico meravigliosamente reso dal lavoro proposto. Complimenit.
uca ha scritto:Il Tibet che bello, il sogno di una vita! Belle foto!
Eloisa ha scritto:Ogni singolo volto, ogni montagna, ogni scorcio di cielo mi ha riempito gli occhi di un mondo lontano, fin'ora ignoto. Un buonissimo spunto per informarmi. Grazie, e complimenti.