
venerdì 14 marzo 2008
lunedì 25 febbraio 2008
Lunedì 10 marzo 2008, in occasione del 49° anniversario dell’insurrezione di Lhasa, si terrà a Roma, con partenza da Piazza Navona, alle ore 17.30 un corteo – fiaccolata. Con questa manifestazione i promotori chiedono:La liberazione di tutti i reclusi nelle carceri e nei laogai cinesi e la liberazione del Panchen Lama, sequestrato dai cinesi nel 1995
Il rispetto dei Diritti Umani e dell’identità storica e culturale del popolo tibetano
I promotori sostengono inoltre il negoziato senza precondizioni tra il governo tibetano in esilio e Pechino e sostengono la Marcia Dharamsala –Lhasa organizzata dalle ONG tibetane per l’autodeterminazione .
(Fonte: www.italiatibet.org)
sabato 15 dicembre 2007
Sono un homeless, un senza casa
Questa è l'intervista al Dalai Lama pubblicata oggi da Repubblica. E' molto bella, pacata e serena. Ma anche amara quando dice che si sente un homeless, un senza casa da 50 anni. Sono gravi le cose che dice e, come sempre, meschina la figura fatta dai politi italiani e dal Papa. Sorprendente quando si dichiara metà buddista e metà marxista. E richiama il mondo alla responsabilità morale di riportare la Cina nell'ambito della democrazia, dei diritti umani, della libertà regligiosa e di espressione. Se si ha intenzione di fare solo affari con la Cina si rischia di perdere la faccia, anche per i cinesi stessi. Insomma l'oceano di saggezza è davvero un grande uomo.
... Piedi scalzi, seduto in posizione yoga e avvolto nella sua tunica giallo-arancione, "Oceano di Saggezza" ha modi semplici, informali. Stringe la mano con convinzione, fa spazio dentro alla suite dell'hotel Exedra di Roma. Eccoci dice, go on, parliamo.
Perché non ha incontrato il governo italiano? "Già, perché? Chiedetelo a loro" ribatte, con il suo solito, disarmante sorriso. L'icona mondiale del pacifismo, 72 anni di cui 48 passati in esilio, torna serio. "Me ne dispiace. Un piccolo rimpianto c'è anche per non aver visto il Papa. Ma se ha trovato qualcosa di sconveniente, nell'incontrarmi, per me va bene, non c'è problema. Il Papa però rappresenta un'importantissima spiritualità. E la spiritualità deve essere ferma quando si tratta di principi". Sua Santità, crede che le pressioni della Cina abbiano condizionato il governo italiano? "Ovunque io vada, cerco sempre di non recare disturbo, quindi se provoco imbarazzo a qualche governo rispondo "Ok, nessun problema". Non sarò certo io a protestare. Il mio obiettivo più grande è la promozione dei valori umani e l'armonia tra le religioni. Ecco, l'unica cosa che mi sento di dire è forse che anche i governi e i leader politici dovrebbero fare qualcosa di più per promuovere i diritti umani e i valori (ride)".
Lei ha parlato più volte di un genocidio culturale in Tibet. "Nel nostro paese, è vietato tenere una statua di Budda in casa, o esibire qualsiasi oggetto religioso. E' proibito fare pellegrinaggi ai templi. Nelle scuole, le autorità cinesi hanno tolto ogni riferimento alla religione, mentre nei monasteri buddisti sono incominciati gli indottrinamenti politici, divisi in punti. Il primo punto è quello che invita a criticare il Dalai Lama".
In Tibet è addirittura proibito pronunciare il suo nome, giusto? "Hanno anche tolto tutte le mie fotografie. Ma non fa niente. La cosa fondamentale è che nel nostro paese c'è un'insofferenza sempre maggiore e che qualsiasi manifestazione di protesta o critica alle autorità cinesi viene repressa con la violenza. Arresti e torture sono all'ordine del giorno. I tibetani vengono trattati come cittadini di seconda classe nel loro stesso paese. Anzi, come animali da bastonare, a cui è negata qualsiasi dignità".
Le capita di provare rabbia o frustrazione? "Non sono abituato a lasciarmi andare a questi sentimenti. E' molto meglio rimanere calmi, proteggere la propria pace mentale".
La Cina l'accusa di essere un leader politico che cerca l'indipendenza, un separatista. "Sono accuse calcolate, perché da tempo i cinesi sanno che non cerchiamo l'indipendenza. Purtroppo è ormai chiaro che è in atto una strategia di denigrazione nei miei confronti. Volontaria e costante". Se non cercate l'indipendenza, quali sono gli ostacoli per trovare un accordo con Pechino?
"Dal 2001 ci sono stati sei incontri tra la nostra delegazione e il governo cinese. Fino all'anno scorso, nel nostro penultimo colloquio, avevamo fatto molti progressi. Nella primavera 2006 sono invece ricominciate le accuse nei miei confronti e la repressione all'interno del Tibet. Prima dell'estate, durante il nostro ultimo incontro, Pechino ha rotto il dialogo. Dicendoci soltanto: "Non c'è nessuna questione aperta sul Tibet". Oggi devo ammettere che la situazione è molto critica, difficile. Da parte nostra nulla è cambiato. Siamo sempre in cerca di un riconoscimento della nostra autonomia, all'interno della Costituzione della repubblica popolare cinese".
E' a favore del boicottaggio delle Olimpiadi? "No. Da subito, mi sono pronunciato contro il boicottaggio. La Cina è un grande paese, si merita le Olimpiadi. Penso però che per essere un buon ospite, Pechino dovrebbe prestare più attenzione alle preoccupazioni di governi e Ong sulle violazioni di diritti umani, libertà religiosa e di espressione, e sul rispetto dell'Ambiente".
Cosa possono fare i governi occidentali per aiutare la causa tibetana? "La mia opinione su questo è che la Cina non deve essere isolata dalla comunità internazionale. E se guardiamo all'economia, l'integrazione dei cinesi è già nei fatti, ma non è sufficiente. Il mondo libero ha la responsabilità morale di portare la Cina nell'ambito della democrazia. La relazione economica deve essere un'amicizia alla pari, in cui vengono tenuti fermi i valori delle società aperte e democratiche. Se ci si presenta solo per fare affari, ripetendo unicamente "Sì, ministro", allora si rischia di perdere la faccia, e anche il rispetto dei cinesi".
Se non fosse stato un Dalai Lama, cosa avrebbe fatto? "Ma è impossibile! Un sogno! (ride) E' vero però che la mia mente è molto scientifica. Anche Mao Zedong me lo aveva detto. Forse avrei fatto qualche mestiere attinente alla meccanica".
E' vero che ama riparare i motori? "Certo, usando gli attrezzi e sporcandomi le mani di grasso. Quando ero giovane, però. Ora non lo faccio più". Come sarà scelto il prossimo Dalai Lama? "Ci sono tre opzioni. La prima, prevede che il mio successore sarà eletto con una procedura simile a quella del Papa, scelto da un conclave di religiosi. La seconda, potrebbe essere la scelta del Dalai Lama prima della mia morte. E' già successo. Infine, è possibile la mia reincarnazione, dopo la mia morte. In questo caso, se morirò in esilio, la mia nuova reincarnazione dovrà portare a termine quello che non ho potuto fare in questa vita. E quindi il prossimo Dalai Lama nascerà fuori dalla Cina".
I cinesi potrebbero scegliere loro il suo successore, come già è accaduto per il Panchen Lama. "Se fosse così non sarebbe un Dalai Lama, ma soltanto un pupazzo (ride). Speriamo non lo facciano, anche se lo temo: i nostri fratelli e sorelle cinesi sono molto furbi e amano complicare le cose (ride)".
E lei si ricorda il momento in cui è stato riconosciuto come la quattordicesima reincarnazione del Dalai Lama? "Avevo due anni, vivevamo in un remoto villaggio del Tibet orientale. Mia madre racconta che nei giorni precedenti all'arrivo della delegazione in cerca del nuovo Dalai Lama, ero stranamente eccitato. Poi quando i lama arrivarono, corsi verso di loro e riconobbi come miei gli oggetti del precedente Dalai Lama. E dopo due giorni, mentre andavano via, mi misi a piangere. Un comportamento molto strano: quale bambino vuole seguire degli estranei, invece che rimanere con la propria madre? (ride)".
Non deve essere stato facile diventare improvvisamente, così piccolo, un Dio Re. "Fortunatamente, venivo trattato come un bambino normale. Durante le cerimonie ero sul trono, ma quando giocavo con gli altri bambini ero uno di loro. Mi capitava spesso di perdere, e mi arrabbiavo parecchio. La sera, ci sedevano in cerchio a bere tè, mangiando zuppe. Mi ricordo che guardavo con invidia la ciotola degli inservienti, molto più grande della mia (ride). Noi bambini ci raccontavano storie di fantasmi, che di notte mi terrorizzavano (si copre gli occhi e ride). Ero davvero un bambino come gli altri, felice. Se io e mio fratello facevamo capricci per non studiare, il maestro ci prendeva a frustate. L'unica differenza era che il frustino per me era giallo, del colore sacro. Il dolore, però, era lo stesso! (ride)".
Durante l'adolescenza, il suo paese è stato invaso e lei si è ritrovato a trattare con il Grande Timoniere, Mao Zedong. "Lo incontrai nel 1954 a Pechino. Mi trattò come un figlio, mi diede consigli. Mi aveva quasi convinto ad iscrivermi al partito comunista. Ancora adesso mi considero metà buddista, metà marxista. Davvero, credo che il marxismo sia ancora la chiave di una giustizia sociale ed economica".
Eppure nel marzo 1959 dovette scappare dal Tibet, in piena notte e a dorso di uno yak. "Dal palazzo reale di Potala vedevo l'artiglieria cinese avanzare. Non ho scelto l'esilio, sono stato costretto. E adesso è quasi mezzo secolo che sono un homeless, un senza casa, per fortuna ho trovato tanti amici all'estero, anche in Italia (ride)". Ha voglia di esprimere un desiderio per il 2008? "Spero che la Cina si aprirà al mondo, con fiducia e speranza". (di ANAIS GINORI, 15 dicembre 2007)
... Piedi scalzi, seduto in posizione yoga e avvolto nella sua tunica giallo-arancione, "Oceano di Saggezza" ha modi semplici, informali. Stringe la mano con convinzione, fa spazio dentro alla suite dell'hotel Exedra di Roma. Eccoci dice, go on, parliamo.
Perché non ha incontrato il governo italiano? "Già, perché? Chiedetelo a loro" ribatte, con il suo solito, disarmante sorriso. L'icona mondiale del pacifismo, 72 anni di cui 48 passati in esilio, torna serio. "Me ne dispiace. Un piccolo rimpianto c'è anche per non aver visto il Papa. Ma se ha trovato qualcosa di sconveniente, nell'incontrarmi, per me va bene, non c'è problema. Il Papa però rappresenta un'importantissima spiritualità. E la spiritualità deve essere ferma quando si tratta di principi". Sua Santità, crede che le pressioni della Cina abbiano condizionato il governo italiano? "Ovunque io vada, cerco sempre di non recare disturbo, quindi se provoco imbarazzo a qualche governo rispondo "Ok, nessun problema". Non sarò certo io a protestare. Il mio obiettivo più grande è la promozione dei valori umani e l'armonia tra le religioni. Ecco, l'unica cosa che mi sento di dire è forse che anche i governi e i leader politici dovrebbero fare qualcosa di più per promuovere i diritti umani e i valori (ride)".
Lei ha parlato più volte di un genocidio culturale in Tibet. "Nel nostro paese, è vietato tenere una statua di Budda in casa, o esibire qualsiasi oggetto religioso. E' proibito fare pellegrinaggi ai templi. Nelle scuole, le autorità cinesi hanno tolto ogni riferimento alla religione, mentre nei monasteri buddisti sono incominciati gli indottrinamenti politici, divisi in punti. Il primo punto è quello che invita a criticare il Dalai Lama".
In Tibet è addirittura proibito pronunciare il suo nome, giusto? "Hanno anche tolto tutte le mie fotografie. Ma non fa niente. La cosa fondamentale è che nel nostro paese c'è un'insofferenza sempre maggiore e che qualsiasi manifestazione di protesta o critica alle autorità cinesi viene repressa con la violenza. Arresti e torture sono all'ordine del giorno. I tibetani vengono trattati come cittadini di seconda classe nel loro stesso paese. Anzi, come animali da bastonare, a cui è negata qualsiasi dignità".
Le capita di provare rabbia o frustrazione? "Non sono abituato a lasciarmi andare a questi sentimenti. E' molto meglio rimanere calmi, proteggere la propria pace mentale".
La Cina l'accusa di essere un leader politico che cerca l'indipendenza, un separatista. "Sono accuse calcolate, perché da tempo i cinesi sanno che non cerchiamo l'indipendenza. Purtroppo è ormai chiaro che è in atto una strategia di denigrazione nei miei confronti. Volontaria e costante". Se non cercate l'indipendenza, quali sono gli ostacoli per trovare un accordo con Pechino?
"Dal 2001 ci sono stati sei incontri tra la nostra delegazione e il governo cinese. Fino all'anno scorso, nel nostro penultimo colloquio, avevamo fatto molti progressi. Nella primavera 2006 sono invece ricominciate le accuse nei miei confronti e la repressione all'interno del Tibet. Prima dell'estate, durante il nostro ultimo incontro, Pechino ha rotto il dialogo. Dicendoci soltanto: "Non c'è nessuna questione aperta sul Tibet". Oggi devo ammettere che la situazione è molto critica, difficile. Da parte nostra nulla è cambiato. Siamo sempre in cerca di un riconoscimento della nostra autonomia, all'interno della Costituzione della repubblica popolare cinese".
E' a favore del boicottaggio delle Olimpiadi? "No. Da subito, mi sono pronunciato contro il boicottaggio. La Cina è un grande paese, si merita le Olimpiadi. Penso però che per essere un buon ospite, Pechino dovrebbe prestare più attenzione alle preoccupazioni di governi e Ong sulle violazioni di diritti umani, libertà religiosa e di espressione, e sul rispetto dell'Ambiente".
Cosa possono fare i governi occidentali per aiutare la causa tibetana? "La mia opinione su questo è che la Cina non deve essere isolata dalla comunità internazionale. E se guardiamo all'economia, l'integrazione dei cinesi è già nei fatti, ma non è sufficiente. Il mondo libero ha la responsabilità morale di portare la Cina nell'ambito della democrazia. La relazione economica deve essere un'amicizia alla pari, in cui vengono tenuti fermi i valori delle società aperte e democratiche. Se ci si presenta solo per fare affari, ripetendo unicamente "Sì, ministro", allora si rischia di perdere la faccia, e anche il rispetto dei cinesi".
Se non fosse stato un Dalai Lama, cosa avrebbe fatto? "Ma è impossibile! Un sogno! (ride) E' vero però che la mia mente è molto scientifica. Anche Mao Zedong me lo aveva detto. Forse avrei fatto qualche mestiere attinente alla meccanica".
E' vero che ama riparare i motori? "Certo, usando gli attrezzi e sporcandomi le mani di grasso. Quando ero giovane, però. Ora non lo faccio più". Come sarà scelto il prossimo Dalai Lama? "Ci sono tre opzioni. La prima, prevede che il mio successore sarà eletto con una procedura simile a quella del Papa, scelto da un conclave di religiosi. La seconda, potrebbe essere la scelta del Dalai Lama prima della mia morte. E' già successo. Infine, è possibile la mia reincarnazione, dopo la mia morte. In questo caso, se morirò in esilio, la mia nuova reincarnazione dovrà portare a termine quello che non ho potuto fare in questa vita. E quindi il prossimo Dalai Lama nascerà fuori dalla Cina".
I cinesi potrebbero scegliere loro il suo successore, come già è accaduto per il Panchen Lama. "Se fosse così non sarebbe un Dalai Lama, ma soltanto un pupazzo (ride). Speriamo non lo facciano, anche se lo temo: i nostri fratelli e sorelle cinesi sono molto furbi e amano complicare le cose (ride)".
E lei si ricorda il momento in cui è stato riconosciuto come la quattordicesima reincarnazione del Dalai Lama? "Avevo due anni, vivevamo in un remoto villaggio del Tibet orientale. Mia madre racconta che nei giorni precedenti all'arrivo della delegazione in cerca del nuovo Dalai Lama, ero stranamente eccitato. Poi quando i lama arrivarono, corsi verso di loro e riconobbi come miei gli oggetti del precedente Dalai Lama. E dopo due giorni, mentre andavano via, mi misi a piangere. Un comportamento molto strano: quale bambino vuole seguire degli estranei, invece che rimanere con la propria madre? (ride)".
Non deve essere stato facile diventare improvvisamente, così piccolo, un Dio Re. "Fortunatamente, venivo trattato come un bambino normale. Durante le cerimonie ero sul trono, ma quando giocavo con gli altri bambini ero uno di loro. Mi capitava spesso di perdere, e mi arrabbiavo parecchio. La sera, ci sedevano in cerchio a bere tè, mangiando zuppe. Mi ricordo che guardavo con invidia la ciotola degli inservienti, molto più grande della mia (ride). Noi bambini ci raccontavano storie di fantasmi, che di notte mi terrorizzavano (si copre gli occhi e ride). Ero davvero un bambino come gli altri, felice. Se io e mio fratello facevamo capricci per non studiare, il maestro ci prendeva a frustate. L'unica differenza era che il frustino per me era giallo, del colore sacro. Il dolore, però, era lo stesso! (ride)".
Durante l'adolescenza, il suo paese è stato invaso e lei si è ritrovato a trattare con il Grande Timoniere, Mao Zedong. "Lo incontrai nel 1954 a Pechino. Mi trattò come un figlio, mi diede consigli. Mi aveva quasi convinto ad iscrivermi al partito comunista. Ancora adesso mi considero metà buddista, metà marxista. Davvero, credo che il marxismo sia ancora la chiave di una giustizia sociale ed economica".
Eppure nel marzo 1959 dovette scappare dal Tibet, in piena notte e a dorso di uno yak. "Dal palazzo reale di Potala vedevo l'artiglieria cinese avanzare. Non ho scelto l'esilio, sono stato costretto. E adesso è quasi mezzo secolo che sono un homeless, un senza casa, per fortuna ho trovato tanti amici all'estero, anche in Italia (ride)". Ha voglia di esprimere un desiderio per il 2008? "Spero che la Cina si aprirà al mondo, con fiducia e speranza". (di ANAIS GINORI, 15 dicembre 2007)
lunedì 19 novembre 2007
La mostra delle foto che ho scattato in Tibet
I commenti alla mostra di Scarperia:
Silvia ha scritto:Tra cielo e spiritualità è il titolo giusto. Bellissime foto, bellissimi luoghi. COmplimenti e spero di poterci presto andare.
Marco ha scritto: I miei complimenti per lo spirito d'osservazione. Bellissime foto.
Elena ha scritto: Bellissime foto. Complimenti.
Sergio ha scritto:Un luogo mangifico meravigliosamente reso dal lavoro proposto. Complimenit.
uca ha scritto:Il Tibet che bello, il sogno di una vita! Belle foto!
Eloisa ha scritto:Ogni singolo volto, ogni montagna, ogni scorcio di cielo mi ha riempito gli occhi di un mondo lontano, fin'ora ignoto. Un buonissimo spunto per informarmi. Grazie, e complimenti.
giovedì 18 ottobre 2007
Il Dalai Lama è un pericoloso criminale?
"La pace mondiale si sviluppa attraverso la pace interiore. La pace non è l'assenza della violenza. La pace è una manifestazione della compassione umana". Questa è la frase del Dalai Lama che è stata riportata sul retro della Medaglia consegnata da Bush a Tenzin Gyatso, XIV Dalai Lama, con tutti gli onori e che tanto ha fatto inc...are i cinesi. Un messaggio di pace dalla persona insignita con il Nobel per la Pace. Invece per i cinesi è un pericoloso bandito fanatico. Dalla Repubblica di oggi: PECHINO - Il governo cinese ha convocato l'ambasciatore degli Stati Uniti a Pechino per notificargli una nota di protesta contro l'accoglienza tributata al Dalai Lama a Washington. Il leader in esilio dei buddisti tibetani due giorni fa è stato ricevuto alla Casa Bianca dal presidente americano George W. Bush, seppure in forma privata; ieri poi lo stesso Bush ha presenziato, per la prima volta nella storia in un'occasione pubblica, alla solenne cerimonia in Parlamento durante la quale all'ospite è stata conferita la Medaglia d'Oro del Congresso, massima onorificenza civile Usa... La Repubblica Popolare considera il Dalai Lama un pericoloso oppositore secessionista, sebbene l'interessato abbia in più occasioni ribadito di puntare soltanto a una maggiore autonomia per la sua terra. Il Tibet fu invaso dall'Esercito Popolare di Liberazione maoista nel 1949, e annesso unilateralmente un anno più tardi. (l'articolo su La Repubblica ) Se masticate un po' di inglese leggetevi lo speciale sul Tibet della CNN: è molto interessante e ben fatto (per quel poco che capisco d'inglese) . Domanda finale: cosa ritenete che sia giusto fare? E' giusto "trascurare" il problema dei diritti umani per non compromettere le relazioni commerciali con la Cina?
martedì 16 ottobre 2007
Pechino contro il Dalai Lama
L'arroganza della Cina è oramai senza limiti. Anzi, è proprio la loro nuova potenza economica (e politica) ed il palese riconoscimento sulla ribalta internazionale del regime cinese che sta generando una escalation di intimidazioni verso tutti coloro che non sono allineati. Ad ascoltare le affermazioni della autorità cinese si rimane sbalorditi, viene da pensare che non è possibile cercare di imporre all'opinione pubblica mondiali simili scemenze. La notizia di oggi rilanciata dall'Ansa è sintomatica: "Pechino minaccia Washington, "Nessuna medaglia al Dalai Lama" Vediamo di ricapitolare cosa sta succedendo a 10 mesi dall'inizio delle Olimpiadi (ricordo che la Cina, al momento dell'assegnazione dei Giochi, si era impegnata a risolvere la questione dei diritti umani e delle minoranze). 1) La mattina del 10 ottobre 2007 una trentina di attivisti tibetani appartenenti al movimento Tibetan Youth Congress hanno indetto una manifestazione di protesta di fronte all’ambasciata cinese di New Delhi per chiedere a Pechino l’immediata abrogazione della legge in base alla quale tutte le reincarnazioni dei lama tibetani devono essere riconosciute e approvate dal governo cinese. La normativa, emanata nell’agosto 2007 dall’Ufficio di Stato per gli Affari Religiosi ed entrata in vigore il 1° settembre, stabilisce infatti che “Il riconoscimento dei cosiddetti buddha viventi reincarnati, avvenuto senza l’approvazione del governo, è illegale e non valido”. In questo modo la Cina si arroga il potere di riconoscere le future reincarnazioni compresa quella del Dalai Lama. (dal sito dell'Ass. Italia-Tibet). 2) La Cina si è irritata nei giorni scorsi con la Germania semplicemente perchè la Cancelliera Merkel aveva ricevuto il Dalai Lama. Per rappresaglia sono stati cancellati degli incontri già programmati con delegazioni tedesche. 3) In precedenza , esattamente nello scorso maggio, cedendo alle pressioni cinesi, il Belgio ha chiesto al Dalai Lama di cancellare la sua visita a Bruxelles dove il leader tibetano avrebbe dovuto partecipare alla sessione inaugurale della quinta conferenza mondiale dei Gruppi di Sostegno al Tibet e incontrato alcuni parlamentari europei. Il governo belga, nel motivare la sua richiesta, aveva messo in relazione la visita del Dalai Lama a Bruxelles con una successiva visita a Pechino di una delegazione commerciale ed aveva ammesso di aver ricevuto ripetute sollecitazioni dal governo cinese affinché il Dalai Lama non effettuasse il suo viaggio in Europa. 4) Sul Corriere della Sera di oggi leggo che "il conferimento al Dalai Lama di una medaglia da parte del Congresso degli Stati Uniti, porterà «un grave danno» alle relazioni tra Cina ed Usa. Lo ha detto il portavoce del ministero degli esteri Liu Jianchao in una conferenza stampa a Pechino. In precedenza erano stati i delegati della Regione Autonoma del Tibet al 17° Congresso del Partito Comunista Cinese,in corso a Pechino, a tuonare contro il conferimento della medaglia al leader tibetano. «Siamo furiosi - ha affermato il leader regionale del Partito Zhang Qingli - se il Dalai Lama riceve un premio del genere, vuole dire che nel mondo non c' è giustizia, non ci sono buone persone». Liu Jianchao, il portavoce del ministero degli esteri, ha precisato che secondo la Cina conferire un riconoscimento al Dalai Lama costituisce «una grave interferenza negli affari interni cinesi». Il leader tibetano chiede per il Tibet una «genuina autonomia» ma Pechino continua ad accusarlo di essere favorevole all'indipendenza del Tibet. Nelle ultime settimane la stampa cinese ha pubblicato una lunga serie di violenti articoli contro il Dalai Lama, accusandolo tra l' altro di essere un assassino ed un sostenitore di sette di fanatici religiosi come quella giapponese dell' Aum Shirikyo, responsabile di attentati che hanno causato la morte di decine di persone. Non è chiaro se gli articoli facciano parte di un tentativo di bloccare la cerimonia in onore del leader tibetano a Washington o abbiano altre motivazioni. 5) 11 giugno 2007: l’organizzazione Human Rights Watch (leggi il rapporto originale) denuncia il forzato trasferimento di settecentomila tra pastori e nomadi dai pascoli dell’altopiano tibetano e delle aree adiacenti in case coloniche situate nelle vicinanze dei centri abitati. I pastori sono stati obbligati ad uccidere il bestiame ( yak, pecore e capre), in cambio di rimborsi minimi o inesistenti. Le persone trasferite nelle aree urbane incontrano inoltre enormi difficoltà a trovare un lavoro dignitoso in grado di garantirne la sopravvivenza, in parte perché non conoscono la lingua cinese e in parte perché non possiedono il denaro necessario all’avvio di una qualsiasi attività. Secondo il governo cinese, il processo di urbanizzazione, iniziato nel 2000 e proseguito a ritmi serrati a partire dal 2003, è necessario per la protezione dell’ambiente e per “sviluppare”, “civilizzare” e “modernizzare” sia le aree interessate sia la popolazione. Human Rights Watch, che ha chiesto a Pechino di sospendere i trasferimenti e di consentire ai pastori e ai nomadi di tornare alle proprie terre, ritiene invece che dietro questa politica si nasconda il desiderio di cancellare la cultura tibetana e di assimilare i tibetani alla popolazione han. (Potete leggere un interessante articolo su Peace Reporter del 16/10/07) Davanti a queste notizie il mondo non ha niente da dire?? O forse per noi la Cina è soltanto una potenza economica da aiutare per migliorare il tenore di vita di tanti poveracci e che ci consentirà di andare in giro con una nuova fiammante Lambretta (da Repubblica di oggi: "Ecco la Lambretta cinese. Il debutto al supermarket")
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